ARGENTINA

 

Il mio primo lungo viaggio è stato un viaggio di lavoro.
L'essere stato da solo anzichè in compagnia di italiani mi ha fatto vivere questa permanenza in Argentina in modo molto diverso da tante vacanze che si fanno. Il fascino indescrivibile delle immense distese della Patagonia, la bellezze delle Ande e l'amicizia con i locali mi hanno lasciato sensazioni indimenticabili.
La "Trevi" (fondazioni speciali) aveva un importante lavoro in Argentina presso una grossa diga in costruzione e mi chiese di seguire il processo di controllo automatico su un intervento di consolidamento.
Durata prevista 2 mesi; novembre e dicembre 1989 e cioè primavera, in Argentina.
Le condizioni erano accettabili.

Un pò di timore, ma anche curiosità per un esperienza diversa.

Circa 15.000 km da casa e più in basso dell'Australia. Solo per tornare, a parte trovare il posto in aereo, ci sarebbero voluti 2 giorni unicamente per il viaggio.
Forse anche questo ha reso più forti le senzazioni che avrei provato.

Scalo tecnico a Rio e poi eccomi a Buenos Aires. Visita alla filiale Trevi argentina, notte in Hotel, sveglia alle 6 causata da strani rumori; questo è infatti l'orario in cui i simpatici lavoratori argentini cominciano ad improvvisarsi meccanici per cercare di far partire le loro modeste autovetture.
Si noti che un ingegnere argentino guadagnava circa 75$ al mese, un trentesimo di quanto prendeva qualunque italiano in trasferta per fare analogo lavoro.

Aereo per Neuquen in Patagonia e poi circa 250 km per arrivare a Piedra del Aguila, paesino nella zona della diga in costruzione.
Avremo incontrato solo 7-8 macchine durante il viaggio, per fortuna non in curva perchè loro, le curve a sinistra, le fanno nella corsia opposta.

Già questa strada dà l'idea di cosa sia la Patagonia.

Siamo su un immenso altopiano alto qui 800 metri in cui scorrono fiumi che hanno scavato profondi canyon con il loro passaggio.
Gli occhi si perdono a distanze non immaginabili; la foschia non esiste e può essere emulata solamente dalla polvere alzata dal frequente vento.
Eccomi a Piedra (da dove verrà mai il nome?).
Il cartello del cantiere posto all'incrocio fra la strada principale e quella che ci porta alla diga, in vicinanza della quale è stato impiantato un villaggio per i circa 10 mila lavoratori impegnati nella realizzazione dell'opera.
L'invaso avrà 3.200.000 mc, per un salto nominale di 108 m; 1.400 MW installati per produrre 5.500 GWh/anno. La linea elettrica andrà diritta alla capitale dopo un percorso di oltre 1000 km.

Io dormivo qui; questi prefabbricati da 6-8 camerine indipendenti con bagno, chiamati pavillones, non erano neanche scomodi; io perlomeno mi ci trovavo bene.

Vicino avevo anche un campo da tennis anche se il vento frequente ritoccava non poco le traiettorie delle palle.

Vista dalla "periferia".

Questo era il comedor (cioè dove si mangiava) per gli impiegati. Gli operai del posto, spesso indios, vivevano in condizioni molto più umili e non oso pensare quanto potessero guadagnare.
Tutti qui erano contentissimi del menu; ottime bistecche alte 4 cm e al sangue (in argentina ci sono più mucche che zanzare), ma io, poco amante della carne, mi ostinavo a ordinare pessima pasta asciutta e dolci spesso un pò avariati.

Un problema era anche telefonare. C'erano uffici appositi con file interminabili e quando era il tuo turno, il segnale, ai minimi termini, rendeva la conversazione impossibile.
Allora funzionava così: la domenica si prendeva la macchina in comitiva e si andava al telefono utile più vicino, cioè a 250 km se si andava a Neuquen o 200 km se si preferiva San Carlos de Bariloche.

Vi dirò che si preferiva Bariloche.

Solo per arrivarci il paesaggio era stupendo.
La strada costeggiava spesso il Limay, il fiume sul quale veniva innalzata la diga.
Siamo ormai a San Carlos de Bariloche, cittadina sulla riva del lago Nahuel Huapi, un lago col mostro come quello di Lochness ma chiamato Nahuelito; mostro che veniva visto riapparire nei momenti in cui il turismo sembrava essere un pò in crisi.
Qui cominciano le Ande e improvvisamente si passa dal secco più assoluto ad una vegetazione veramente rigogliosa.
Ecco la piazza di Bariloche.

Ecco invece negozi e costruzioni sulla via principale.
Il legno domina e lo stile architettonico è palesemente quello dei nostri paesi alpini; mi raccontavano infatti che Bariloche è stata fondata da un abitante di Cortina.

La principale specialità che si poteva trovare era il cioccolato. Enormi ed elegantissimi negozi con cioccolato e cioccolatini di ogni forma e gusto.

Questo era un centro commerciale completamente in legno e vetro, davvero molto bello.
Come si arriva a Bariloche sembra di entrare in un'altro mondo. Così come si abbandona la desertica Patagonia, ci si lascia alle spalle la povertà dell'Argentina per tuffarsi in questa isola di benessere.

Contrastano invece con la zona ricca e commerciale della cittadina, le baraccopoli poste a monte della città e abitate principalmente da Cileni in cerca di lavoro o già occupati in zona.

Il Cile è effettivamente a pochissimi km da qui e nel Cile, molto più che in Argentina, si vive una differenza fra le classi sociali, praticamente incolmabile.
Una sera ci siamo fermati a mangiare in un ristorante e sono arrivate, una dietro l'altra, 5 lussuose Mercedes nere con targa del Cile.

Il Cile, come queste zone dell'Argentina, è stato ottimo rifugio dei tedeschi dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Proprio a Bariloche è stato per esempio ritrovato Erich Priebke, uno dei responsabili della strage delle fosse Ardeatine.

Torniamo però al mio primo fine settimana turistico.

Nelle immediate vicinanze di Bariloche ci sono luoghi stupendi e le costruzioni si integrano in modo ottimale con il paesaggio.

Questa è una bellissima chiesina completamente in legno.
Non distante, questo enorme albergo (Llao Llao)direi olandese (la memoria mi gioca brutti scherzi).

E qui sono sul "Mirador", un punto con una vista mozzafiato a cui queste tre foto non rendono giustizia.

Nella foto in alto a sinistra i due laghi dovrebbero essere, in primo piano, il Moreno e dietro il Nahuel.

Rieccomi a Bariloche fra un paio di santi.
Siamo al ritorno. In queste zone gli spettacoli della natura non si facevano attendere.
Anche a Piedra, per via dell'aria molto tersa, ogni tramonto aveva colori diversi e quando arrivava qualche temporale il cielo assumeva colori fortissimi; mi ricordo in particolare tonalità molto sature del giallo.
Con un capocantiere di nazionalità argentina della Trevi vado a visitare una diga, vicino a Neuquen, di recente costruzione.
Al ritorno percorriamo inizialmente una strada diversa e ancora meno frequentata.
I cavalli pascolano con la massima libertà.
In questa zona sono presenti alcuni pozzi per l'estrazione del petrolio.
Si torna verso Piedra e il vento si fa veramete forte.
Diversi cavalli vagano sul bordo della strada ignari del pericolo auto.
Il maggiore rischio su queste strade è proprio quello di trovarsi, specialmente di notte, un cavallo, una mucca o uno struzzo (gli struzzi erano abbastanza diffusi) in mezzo alla strada.
In alcune zone, per fortuna, il filo spinato divideva le diverse proprietà dalla strada.
Certo che su un terreno che poteva essere acquistato a 150$ per ettaro, se ben ricordo, la spesa della recinzione doveva incidere parecchio.

Rieccoci a Piedra.
Considerato che nè acqua nè pesci mancavano nel fiume a valle della diga, ho pensato anch'io di prendere la licenza di pesca.
E così con Maurizio (di Cesena) e Ielena (moglie Russa di Maurizio), da parecchio tempo presenti in cantiere, si cercava ogni tanto di passare il tempo.
Impietositi dalla fine che avrebbe fatto e visto che, arrivati a casa, la trota ("trucia") catturata dimostrava di avere una buona fibra, si è pensato di concedergli la vasca da bagno. Tutto bene per alcuni giorni finchè il gatto non ci ha purtroppo messo lo zampino.

La diga è in fase di costruzione.
Casettina prefabbricata al tramonto davanti a casa di Maurizio e Ielena.
Il fiume subito a valle della diga.
Ielena si cimenta nella pesca
Il sole era fortissimo ma l'acqua era ancora gelata; un bagno l'ho però voluto fare: durata 2,5 secondi.
Ecco come il fiume ha scavato l'altopiano.

Non tutti davanti a casa ci parcheggiano l'auto.

Siamo di nuovo pronti per partire in direzione di Bariloche; questa volta sono con Maurizio e Ielena.

Lungo il tragitto incontriamo un piccolo cantiere sul fiume con una macchina della Trevi.
A metà strada si uniscono due fiumi e per questo il luogo si chiama Confluencia.
Qui c'è l'unico distributore presente sul percorso.
Il posto è veramente bello.
Più di quanto queste foto possano far pensare.
Proseguiamo verso le Ande.
Il paesaggio rimane bello, selvaggio e affascinante.
Siamo arrivati al Nahuel Huapi.
Qui troviamo alloggio.
Una capretta ci fa anche da guardia.
Con i primi soldini guadagnati sto già pensando di farmi l'auto nuova.
Questa, all'ultimo grido, sembra fare al caso mio.
Starada principale di Bariloche.
Nel giro di un paio di settimane il paesaggio è radicalmente cambiano.
Un mare di fiori gialli (credo ginestre) coprivano i prati e ostruivano le strette stradine di montagna.
Questo è un porticciolo sul lago che qui direi non essere più il Nahuel. Ne sono presenti in zona una infinità. Famoso per i turisti è il cosiddetto giro dei 7 laghi.
"Se inventeranno Internet, fra 10 anni queste foto le pubblicherò sul mio sito."
Le montagne hanno ancora la neve sulle cime.
Sta per arrivare l'estate (in quest'emisfero), ma il tempo qui fa spesso scherzetti e si passa molto velocemente dal sole cocente a nevicate fuori stagione.
Questa è una pista da sci.
Proprio qui, durante la nostra stagione calda, venivano ad allenarsi, ai tempi di Gustavo Thoeni, gli sciatori azzurri.
I soliti laghi in zona.
Di nuovo dal Mirador.
Altro fine settimana ed altra uscita verso Bariloche.
Questa volta con Antonio, un ingegnere argentino della Trevi e con il suo simpaticissimo cane.
Ogni tanto è necessario fare sosta per fotografare il nostro fiume che si contorce abilmente fra le rocce.
Da qui è uno spettacolo.
Nel cassone del Pick Up il cagnone controlla la situazione e riesce anche a leccare le orecchie dei passeggeri.
Arrivati a Bariloche si diverte anche a far prendere spaghetti ai passanti.

Il Pick Up è invece molto comodo per quando si spegne il motore di chi ti precede. Ti appoggi e spingi per qualche decina di metri e il motore riparte sicuramente.
Patagonia e all'orizzonte un lontanissimo vulcano innevato.

E questa è una foto di gruppo con amici e colleghi : un francese, 2 argentini, io e Hugo Ribas (sempre argentino), compagno di diversi fine settimana a Bariloche.
A lui devo la mia unica uscita in discoteca, uscita che mi ha fatto conoscere una dolce signorina del posto.
E dell'Argentina non ho apprezzato più solo il paesaggio e il mio apprendimento dello spagnolo ha avuto una improvvisa accelerazione; è proprio vero, le lingue non le si imparano a scuola.

La mia cara amica Gabriela qui in una foto di repertorio con la mamma.
Torniamo a Piedra.
Ecco una enorme turbina (di tipo Franklin se ben ricordo) per produrre energia elettrica.
Alcuni silos su un lato della diga.
La teleferica che si vede era spesso ferma a causa del frequente forte vento.
Cantiere e fiume a valle della diga.
La nostra diga.
Altro scanner, altre tonalità.

Giorno di sciopero per gli operai.
Il poco personale italiano li sostituisce per non fermare completamente il lavoro.
Questa galleria nella roccia sul lato nord del fiume era lunga un paio di km.
Qui, in ere precedenti, passava il fiume in seguito spostato da una eruzione; l'antico letto di ghiaia sottostante avrebbe causato infiltrazioni con perdita di acqua e pericolo di erosione.
Era perciò necessario praticare iniezioni impermeabilizzanti nel sottosuolo.

Dell'Argentina ci sono tante altre cose che mi hanno colpito oltre a quelle di cui ho parlato.
Per esempio tanto cambiano le proporzioni, le infinite estensioni, la trasparenza dell'aria rispetto ai nostri canoni, che una sera ho potuto vedere le luci dell'incrocio di Confluencia da vicino a Bariloche, quindi da più di 100 km di distanza.
E poi le stelle di notte, luminosissime, e la volta celeste completamente diversa dalla nostra dell'emisfero nord.
Le tradizioni degli argentini: ogni occasione una festa e per loro festa = asado (interi animali cotti alla griglia all'aperto).

Qui a sinistra Photoshop in azione.
Ultima volta in zona Bariloche.
Siamo in una colonia olandese.
Sono anche le ultime foto fatte perchè venderò la mia Minolta a un collega argentino; affare per me ma soprattutto per lui visto che qui la tecnologia costava il doppio che in Italia.

Fra i vari rimpianti che ho c'è quello di non aver potuto visitare ulteriori luoghi: il ghiacciaio Perito Moreno, il giro dei 7 laghi, la penisola di Valdez, le cascate di Iguazu, Rio, dove ho fatto solo scalo tecnico, ecc.

Cara argentina, ti devo salutare ma non ti dimenticherò.

Home Page